In un articolo ad inizio anno Mark Porter, uno dei più importanti designer nella grafica editoriale (sua è la veste del giornale inglese Guardian), attraverso il progetto Personal News, un quotidiano acquistabile on line con notizie personalizzabili a seconda della tematica, ha introdotto un’interessante analisi sulla grafica editoriale.

[...]Ma sono affascinato dalle implicazioni che (questo progetto) ha sul design. Dietro un’insulsa copertina le pagine sembrano essere riprodotte direttamente dal PDF dell’edizione stampata fornito dalle fonti. L’effetto di gettare insieme pagine di una serie di quotidiani che originariamente hanno differenti progetti grafici (e anche diverse dimensioni di pagina) è bizzarro e inquietante. Certo, i quotidiani hanno anche uno stile proprio nella scrittura e nell’editing, ma le nostre abitudini internettiane promiscue ci rendono meno sensibili a questo di quanto ne saremmo stati nell’era pre-Internet. E quotidiani come The Week (o anche Internazionale) sono la prova vivente che testo e immagini di una vasta varietà di fonti possono coesistere se condividono un progetto grafico coerente.

Ma la forma visiva di un quotidiano o di un giornale definisce il suo carattere in un modo potentissimo, e leggere un mix di pagine che conservano il loro progetto grafico originale disturba. Come designer sono chiaramente molto sensibile ma sospetto che la maggior parte dei lettori proverebbe lo stesso disagio che provo io.

Il design editoriale non è soltanto leggibilità o seduzione, è creare uno spazio che rifletta i valori del titolo. E barcollare improvvisamente da un ambiente a un altro può causare un po’ di vertigini. Perciò se c’è un futuro per questo tipo di operazione dovrebbe essere quello dove il contenuto viene riversato in un nuovo, consistente progetto grafico. C’è una buona ragione se i web aggregators e i settimanali hanno successo in questo territorio e i quotidiani no.

// fonte: mark porter notebook

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