Il sito francese NowhereElse ha realizzato un’infografica che, oltre ad essere un bel progetto, ha la sicura utilità di riunire tutti i rumours sulle novità che l’Iphone 5 dovrebbe possedere, con tanto di percentuale di probabilità.
Si è quasi certi che non scomparirà il pulsante “Home”, ma probabilmente lo schermo sarà più grande. Il design sarà simile al 4 ma c’è la certezza che uscirà anche in versione bianca. Possederà la tecnologia CDMA e quella NFC. Un nuovo processore (l’A5) e molta più RAM con relativo nuovo sistema operativo IOS.
L’uscità è prevista per Settembre, intanto godetevi le informazioni.
//fonte: nowherelse
Da un po’ di tempo a quest parte sta spopolando su Internet un sito, collegato a Google (a quanto pare), chiamato Lockerz.
In poche parole, Lockerz è un sito che permette di guadagnare punti: si guadagnano punti accedendo al sito, caricando la propria foto profilo ed altre foto sul proprio “wall” (una sorta di bacheca Facebookiana), guardando dei video che propone (i punteggi cambiano a seconda della lunghezza del video) ma soprattutto rispondendo a delle domande giornaliere in quelle che alla fine si configurano come indagini di mercato, e che quindi sono la forma di retribuzione principale di Lockerz. I punti poi si duplicano o triplicano rispetto a queste operazioni a seconda che si decida (pagando) di diventare (per un mese solo) degli utenti gold o silver, oppure diventando Z-list, cioè utente che ha invitato almeno altri 20 persone ad iscriversi.
Ma cosa ci faccio con questi punti? I punti permettono 3 cose: la prima è di avere degli sconti, fino al 100%, su dei prodotti dello shop. Shop che contiene svariati oggetti: elettronica (stiamo parlando di PS3, Xbox, iPhone, MacBook, etc), abbigliamento ma anche ricariche Paypal. La seconda è di accedere alla sezione 24/7, che è una sorta di Ebay dove si fa un’asta al rilancio per accaparrarsi un premio (sempre simili a quelli dello shop). E infine, probabilmente la cosa che più interessa, è il redeem. Ossia ogni tot del mese in giorno non precisato e ad un orario non precisato, Lockerz permette di “riscuotere” i premi che mette a disposizione semplicemente usufrendo dei punti accumulati. A differenza dello shop, i punti per accaparrarsi il premio sono minori. Ovviamente c’è un inghippo: oltre al fatto che bisogna ben capire quando verrà fatto il redeem (in questo senso sono nate comunità per fare il passaparola come Lockerz Italia) e il redeem dura poco tempo, i premi sono “limitati” per cui se altri già si sono accaparrati quello che voi desiderate il prodotto va praticamente “sold-out” e quindi non potete prendere un bel niente.
C’era poi un’incognita ancora più “malsana”: la dogana. Come tutte le cose provenienti dall’estero, può capitare (ma anche no, questa cosa dipende VERAMENTE dalla fortuna della singola persona) che l’oggetto venga fermata in dogana e uno sia costretto a dover pagare una cifra, che ha delle varianti incalcolabili perchè per quanto siano precise quelli della dogana spesso fanno di testa loro. Comunque di norma si paga il 20% del valore del prodotto + il dazio, che è appunto il valore più variabile. Alla fine, poteva ben capire che uno vinceva un iPhone e dovesse pagare 250 euro di dogana. Non era quanto pagare l’iPhone ma comunque era una spesa elevata.
Per ovviare a questo problema dal 25 febbraio (cioè da oggi) Lockerz ha deciso che tutti i premi che gli utenti non americani vinceranno, saranno “convertiti” in soldi da caricare su un conto PayPal. Conveniente, da un certo punto di vista, però in tal modo si perde totalmente il senso di Lockerz, che era quello di poter guadagnare dei premi, tra cui anche i soldi, ma non solo quelli.
Vale comunque la pena di provare: almeno, invece di perdere tempo su Facebook, perdendo tempo su Lockerz si può avere la possibilità di guadagnare qualcosa! Se volete iscrivervi, mandatemi la vostra email che v’invito
Dopo l’avvento del mp3 l’industria musicale ha cominciato a lamentarsi del poco interesse che c’è sul prodotto musicale fisico, nonostante comunque esiste ancora un culto non solo del cd ma anche del vinile. Fortunatamente alcuni designer e creativi vedono questo cambiamento come un’opportunità, e stanno uscendo fuori dei nuovi interessanti modi di esperienza e connessione con la musica.
Gli Arcade Fire, per il loro nuovo album The Suburbs, hanno pubblicato una versione digitale dell’album accompagnandolo con un booklet virtuale che mostra i testi mentre si sta usando il proprio smarth phone. Ed ora, sempre per The Suburbs, hanno collaborato con Google e con il direttore/scrittore Chris Milk nel progetto di un’esperienza incredibile e personalizzata per la loro canzone We Used To Wait
Il “Wilderness Downtown” è un’interpretazione di Milk della canzone degli Arcade Fire, ed è anche una grande sperimentazione con tutte le funzioni di Google Chrome: una volta entrato varie finestre chiuse e aperte come stormi di uccelli digitali che volano e un ragazzo che corre al tramonto. Usando Google Street e Street View il programma mostra foto della strada in cui si è cresciuti o della casa d’infanzia. Aggiungo ulteriori momenti di pianti, il programma prende una pausa verso la metà chiedendo di scrivere una nota alla “versione-bambino” di sè stesso, usando gli strumenti di disegno che sono posti su un alberto in crescita. Al termine, è possibile inviare la nota per condividerla con gli altri o per rispondere al messaggio di qualcun’altro. Il risultato è così nostalgico ma tecnologicamente intrigante.
// fonte: core77
T è lo style magazine del più importante quotidiano americano, il New York Times. L’ultimo carattere progettato da Commercial Type per il magazine è il Pialat. L’art director di T, Chris Martinez, è sempre stato affascinato dal lettering dei titoli di “À nos amours”, un film del 1983 diretto dal regista francese Maurcie Pialat, e ha chiesto di usare quelle forme come punto di partenza per il nuovo carattere.
Berton Hasebe ha così disegnato il carattere in due varianti, una con le attaccature convenzionali e una in versione Open, dove le parti sottili delle lettere appaiono tutte come se fossero logorate.
// fonte: commercialtype
Branislav Kropilak è cosmopolita: uno slovacco trapiantato in Belgio che ha lavorato per le migliori agenzie a Praga. Il suo lavoro consiste nell’investigare l’intima relazione tra gli uomini e la tecnologia ispirandosi all’architettura, il disegno industriale e l’urbanistica, con una particolare attenzione alla geometria e alla prospettiva. Nascono così le gallerie dedicate a depositi, stazioni ferroviarie ma soprattutto ai cartelloni pubblicitari. In “billboards” Branislav sovvertendo la classica visione frontale dei cartelloni pubblicitari si interessa non tanto alla grafica o al messaggio dei contenuti, ma alla geometria della loro disposizione, il loro gioco con le luci, mostrando delle sorte di navicelle spaziali.
// fonte: beutiful decay
























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