Mi sono da poco trasferito a Roma da un paese in provincia di Napoli. Non è la solita storia del “piccolo cittadino” che si ritrova nella metropoli piena di stimoli, ma effettivamente a Roma esistono così tante realtà che probabilmente neanche chi ci vive da sempre le conosce tutte.
Oggi parlo di un evento che si tiene una domenica al mese nel quartiere Monti (un quartiere che invito tutti i designer a scrutare bene perchè esistono piccole realtà soprattutto di fashion design molto interessanti e innovative, per lo più indipendenti): MercatoMonti. Si tratta di un piccolo mercatino all’interno dell’hotel Palatino che propone una selezione di creativi, artigiani, boutique, vintage shops e mercanti di modernariato.
La prima edizione del 2011 si è svolta il 9 gennaio e ho potuto ammirare varie realtà: Lazlo Biro, ad esempio, è un collettivo di artisti che in quell’occasione proponeva t-shirt dai colori accesi con grafiche vettoriali accattivanti; GwaanWicked realizza invece una serie di gioielli in argento o plastica dal riferimento pop-glam (si va dagli anelli teschio a enormi fulmini orecchini); Orlando & Ofelia è una “curiosa libreria creativa” che propone una serie di libri, soprattutto d’importazione, che riguardano il graphic design e l’arte in generale; Opherty & Ciocci propone invece un’accurata selezione di occhiali e borse vintage. E molto altro ancora.
Non ci resta che aspettare il prossimo evento.
// foto: mercato monti fan page
La storia è semplice: un giorno Jun Takahashi va al parchetto vicino casa per fare un po’ di jogging e comincia a correre nella direzione ospposta rispetto a tutte le altre persone. Jun però non è solo un salutista che va controcorrente E’ anche il designer e fondatore della casa di moda giapponese Undercover. Allora pensa di poter creare l’abbigliamento in controtendenza per i runner: tute, giacche, magliette, capellini e scarpe dal look minimale, con attenzione al colore in armonia con la natura circostante, allo stile dei prodotti, alle caratteristiche delle loro prestazioni. Un look oltremodo funzionale, con materiali leggeri, impermeabili e traspiranti. Nasce così la collezione Undercover Gyakusou (gyaku in nipponico vuol dire direzione sbagliata o marcia indietro) che viene prodotta dalla Nike.
Paolo Santambrogio è uno dei fotografi di moda che più preferisco in Italia. Al di là della fama (che probabilmente non è altissima), ciò che mi colpisce di più è la ricercatezza semplice (che sembra quasi un controsenso) delle sue fotografie. Non mi dà l’impressione di uno che cerca di arrivare ad un ottimo risultato attraverso tecniche strabilianti, ma rivelo nei suoi lavori la giusta miscela tra contenuti e forme, evitando l’eccessivo citazionismo culturale (che serve in taluni casi a spiegare la foto, ma non a crearla) e l’accuratezza maniacale (che se mal dosata sfocia puntualmente nel kitsch).
Intervistato dal programma FAQ di Deejay TV Paolo ha dato alcuni semplici risposte ad altrettante semplici domande sulla fotografia nell’ambito del fashion ma quella che ho trovato vicinissima al mio pensiero riguarda il fotoritocco.
A chi si chiede quanto lavoro di fotoritocco ci sia dietro una foto di moda Paolo ha risposto che il fotoritocco è ormai parte integrante del lavoro fotografico fashion moderno. E’ una vera e propria fase creativa, tanto quanto lo scatto. Il fotoritocco però nell’immaginario collettivo ha un significato negativo perchè non viene visto come il mezzo che permette di controllare in modo ottimale le luci, i contrasti, le cromie, ma viene visto solo come un mezzo che “maschera i difetti”, che snatura la foto, che quasi la falsifica. Al contrario, portando un esempio di due foto pre e post produzione, Paolo fa notare come il mezzo, se usato bene, può soltanto migliorare la foto e che la possibilità di mascherare i difetti è parte del fotoritocco ma ha senso se c’è una reale motivazione dietro il suo utilizzo e non la semplice voglia di stravolgere la figura umana (nel suo caso, la modella aveva un vestito che non le andava bene e quindi ha alleggerito il ventre).
Come ha detto lo stesso Paolo, se non c’è gusto e sensibilità a guidare il fotoritocco si rischia di fare dei disastri. Ed è giusto che questo semplice concetto arrivi alla gente così che non confonda il mezzo con l’uso che ne si fa.
Flamboyant Magazine è un’emergente fashion-zine italiana che, a differenza di tante altre molto più “iperconvinte”, ha un innovativo (e direi funzionante) spirito di anarchia, con ogni tipo di linea editoriale (dai collage di uscite già esistenti a veri e proprio servizi fotografici professionali inediti) e con contenuti spesso irriverenti, come nel caso del servizio fotografico sul “pane griffato”, spunto di una forte critica alla moda in tempi di crisi.
Nel numero 2 di Febbraio c’è stato un interessante incontro tra la popstar Paola Iezzi del duo Paola & Chiara (che nell’ultimo periodo si sta dedicando alla promozione dei giovani progetti di moda tramite il suo spazio box for creativity) e il fotografato Paolo Santambrogio che ha voluto omaggiare colei che probabilmente nella moda incarna maggiormente lo spirito di anarchia della fashion-zine: Vivienne Westwood. L’incontro ha dato vita a Long Live The Queen!.
Il video-backstage del servizio, pubblicato da poco sul blog della rivista, presenta non solo il dietro le quinte ma anche una divertente versione lounge di Anarchy In The U.K. dei Sex Pistols (a cui Vivienne Westwood è legata storicamente) cantata dalla stessa Paola.
// fonte: paolaiezzi | box for creativity / flamboyants magazine blog















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