Nato in Colombia e residente a Buenos Aires (Argentina), Basilio Silva è un fotografo specializzato nella fotografía di moda e pubblicitaria, che ha cominciato la sua carriera come  fotoreporter. Le sue immagini mostrano corpi seminudi carichi di sensualità ed erotismo: i contrasti tra bianco e nero creano immagini sorprendenti. Aggiungendo poi a quest’ultimi accenti blu, sfumature rosse e varie altre astute combinazioni di colori, si definisce lo stile distinto di Silva. Inoltre le espressioni quasi sprezzanti delle modelle conferiscono alle fotografie un’aria di intrigo e pericolo. Questo clima di tensione crea un fascino oscuro, che è un aspetto positivo in molti servizi di moda.

Basilio Silvia sito

Nata nel 1983 e residente a San Sebastián (Spagna), Noelia Lozano è una graphic designer illustratrice la cui formazione parte dal giornalismo, proseguendo poi con una laurea in Telecomunicazione e Sistemi Informatico. Dopo aver lavorato come progettista per l’ingegneria delle telecomunicazioni, ha deciso di cambiare vita e di concentrarsi su ciò che gli è sempre piaciuto molto: il graphic design e l’illustrazione. I suoi progetti nascono principalmente come collage di carta e colla vilinica.

 

 

// fonte: noelialozano

Girato in California, il fotografo Kayt Jones e il regista Jay Rodan offrono uno sguardo emozionante del servizio fotografico per la copertina The Lights, Camera, Action della rivista i-D


Ha un appiglio cattivo, selvaggio, la copertina del numero estivo 2012 di i-D, tratta dall’editoriale di moda che coglie i confini liberi dell’Arizona e il paesaggio da sole cocente della California. Qui il fotografo Kayt insieme alla Sheriff Production ha catturato la magia in un video inedito, in cui Miss Muse recita un estratto da “The Outcast of Poker Flat” di Francis Bert Hart, mentre la telecamera segue gli occhi e gli zigomi taglienti della modella in un ballo del deserto.

 Immagine anteprima YouTube

// fonte: i-d

Residente a Parigi (Francia), Sebastien Feraut (conosciuto come Niark1), è un graphic designerilustratore e pittore che, dopo aver studiato presso la Scuola di Comunicazione Visiva, ha lavorato come ilustratore presso The Brand Union e Lezilus fino a quando non ha deciso di formare un proprio studio: NIARk1 Studio. Ha lavorato per numerosi clienti e agenzie internazionali su progetti pubblicitari, di moda e festival musicali. Attualmente unisce i suoi lavori alle opere più personali, realizzando esposizioni di alcuni dei suoi dipinti.

NIARk1 Studio  web | portfolio

 

 

Nato nel 1982 a Salamanca, residente a Madrid (Spagna), e diplomatosi all’Accademia di Belle Arti, con studi in illustrazione, video e fotografia, Ricardo Cavolo è un illustratore con uno stile molto personale, che lavora come freelance per diverse case editrici e agenzie pubblicitarie. Oltre a fornire i propri lavori per pubblicazioni, marchi, nonchè tatuaggi. “Non dico che è la mia più grande fonte di reddito, ma è la più costante. Cominciarono a chiedermeli amici o gente che vedendo i miei tatuaggi venivano a sapere che fossero dei miei disegni”. Ricardo ha cominciato a lavorare come esperto di luci in teatro, e più tardi nei dipartimenti d’arte delle agenzie pubblicitarie prima di decidere di lavorare come illustratore.

Ricardo Cavolo blog | sito web

 

 

// fonte: tv backseries

Con sede in Argentina e fondato nell’anno 2010, Plenty è uno studio di progettazione multidisciplinare che nasce dall’unione di Gula e Playful (Mariano Farías e Pablo Alfieri),  due giovani professionisti con una vasta esperienza nella progettazione grafica, illustrazione, motion graphics e animazione 3D.  I loro lavori più famosi sono sicuramente quelli che interessano MTV (chiunque ha visto la sigla di “Only Hits”) ma troviamo anche VH1, NatGeo, AXN Giappone, Schweppes, GanciaOne & Pilsen e tanti altri

fonte // behance

Il politico cinese Bo Xilai è stato epurato dal Partita Comunista Cinese. Bo è diventato in parte famoso per la sua ‘campagna rossa’ nella quale promuoveva una “cultura retro-Maoista in cui i cittadini cantavano canzoni patriottiche e vestivano di rosso”. Perchè i comunisti amano il rosso?

Perchè è il colore della rivoluzione. Durante l’ascesa dei Giacobini nel periodo della Rivoluzione Francese, le bandiere rosse simboleggiavano le rivolte contro l’autorità radicata. Le rivoluzioni del 1848 hanno favorito questa tendenza, che cominciò con le bandiere rosse in Francia e proseguì con altri in Germania, Danimarca, Italia, Austria e Polonia. Il Manifesto del Partito Comunista fu pubblicato in quello stesso anno, e i suoi seguaci hanno combattuto sotto le stesse bandiere rosse come i democratici e gli anarchici.

La bandiera rossa non ha però sempre rappresentano l’insurrezione popolare. In precedenza, era un simbolo di emergenza, ed è stato utilizzato per segnalare la necessità di una legge marziale .Quando la folla chiese di deporre il re Luigi XVI nel 1791, la bandiera rossa non fu usata dai rivoluzionari, bensì dai controrivoluzionari. Lo scrittore e storico Thomas Carlyle ha descritto come la folla si lasciò sfuggire un grande “urlo di risata arrabbiata”alla vista della bandiera rossa. Allo stesso modo, quando in A Tale of Two Cities Dickens descrive come le folle erano “tumultuose sotto una bandiera rossa”, stava descrivendo la bandiera delle autorità.

In ogni caso, il primo regime marxista che rese il rosso il proprio colore ufficiale è stato il Comune di Parigi, che governà su Parigi per poco nel 1871. (Volerono la bandiera rossa piuttosto che il tricolore francese.) Presto Marx divenne noto per i suoi avversari come “ il dottore Terrore Rosso . Per paura della minaccia rossa, la polizia prussiana vietò l’uso del colore sulle prime lettere degli striscioni nelle manifestazioni . I giovani cittadini del movimento “Going to the People” creato da Lavrov Pyotr nel 1874 indossavano “camicie rosse e pantaloni larghi ” quando andarono a vivere nelle campagne. Nel 1889 la bandiera colorata ispirò i giovani socialisti per creare canzoni, come “The Red Flag” del socialista irlandese e giornalista Jim Connell nel 1889. I testi esprimevano il simbolismo sanguinario della bandiera: The people’s flag is deepest red,/ It shrouded oft our martyr’d dead/ And ere their limbs grew stiff and cold,/ Their hearts’ blood dyed its ev’ry fold.”

Immagine anteprima YouTube

 

Con la Rivoluzione Bolscevica nel 1917 e l’aumento dell’Armata Rossa, il colore rosso è diventato un fenomeno globale. L’Italia ha avuto i moti del suo Biennio Rosso a partire dal 1919. Gli Stati Uniti hanoo avuto il loro primo Red Scare tra il 1919 e il 1920, con l’avvertimento del New York Times al ‘pericolo rosso‘. Dal 1950 la paura del socialismo aveva raggiunto un punto tale che la squadra di baseball Cincinnati Reds aveva cambiato il proprio nome in Redlegs, per evitare qualsiasi confusione. Anche nelle democrazie oggi il colore rosso è comunemente associato al liberalismo, come nel partito laburista del Regno Unito. (Il colore ufficiale del partito conservatore è blu.) L’associazione americana dei Repubblicani con il rosso e i Democratici con il blu sembra essere stata stabilita solo dopo l’elezioni del 2000 .

 

// fonte: slate.com

 

Vivienne Westwood è una leggenda, una designer che ha ispirato molti altri designer, realizzando capi che divertono i suoi clienti affezionati. Nata a Derbyshire nel 1941, divenne già famosa quando, in collaborazione con Malcolm McLaren, inventò l’uniforme punkLet It RockSEXSeditionariesPirates, e Buffalo Girls furono le prime collezioni che crearono insieme nel loro negozio, World’s End a Chelsea. Tutto era diventato classico e serviva cambiare i preconcetti comuni di ciò che la moda poteva essere.

Vivienne è diventata una delle figure più venerate del settore moda. Ha ottenuto tutto questo senza alcuna formazione. Negli anni Ottanta fu eletta dal Women’s Wear Daily come uno dei sei designer più influenti di tutti i tempi, e nel 2004 il Victoria & Albert Museum ha lanciato una mostra-retrospettiva itinerante definendo il suo stato di icona.

C’è un metodo intellettuale dietro la follia dell’energia cretiva di Vivienne. Riferimenti storici, tecniche e tessuti sono intrinseche nel suo rapporto con il design. Il risultato è seducente e non convenzionale.  Le sue forme e costruzioni sovversive hanno dimostrato quando sia in anticipo sui tempi. Vivienne ha ricevuto un OBE 15 anni dopo essere stata arrestata la notte del Queen’s Silver Jubilee. Una miriade di premi sono seguiti, incluso il British Designer of the Year, due volte. Oggi mostra le sue collezioni donna a Parigi e quella uomo a Milano.

Vivienne ha inoltre scritto un manifesto culturale dal titolo  Active Resistance to Propaganda come chiamata alle armi per tutti gli intelletuali contro la passiva accettazione della propaganda e del consumo ossessivo. Nel 2008 ha mostrato la sua Red Label a Londra dopo quasi un decennio di assenza dalla London Fashion Week e invitò altri marchi inglesi che ora mostrano solo all’estero per seguire il suo esempio.

Collaborando col il fotografo Juergen Teller per la campagna primavera-estate 2007/2008 Teller ha fotografato Vivienne come una modella e una musa del marchio in varie pose magnificenti: brandendo un’ascia, con un gruppo di fan di Westwood, insieme a suo marito Andreas Kronthaler ma soprattutto la più famosa con Pamela Anderson durante la campagna di Obama nella primavera/estate del 2009. Vivienne continua la campagna contro il cambiamento climati e i problemi ambientali. Il 2011 ha visto il Quarantesimo Anniversario del marchio Vivienne Westwood.

 

 

// fonte: i-d

 

Hai trovato una foto divertente di un gatto online? Oggi, puoi postara su Pinterest, Twitter, Tumblr o Facebook. Ma Maria Popova, la bloggare dietro il popolare sito Brainpickings afferma che sarebbe meglio essere sicuri di citare dove l’abbiamo trovata.

Popova spende ore ogni giorno cercando link da condividere al suo pubblico, e sostiene che curare il lavoro degli altri la rende creatrice tanto quanto le persone di cui lei scrive. Ed è meritevole di credito. “La scopera delle informazioni è una forma di lavoro intellettuale”, dice al New York Times. “Quando non onoriamo la scoperta, stiamo rubando il tempo e il lavoro di qualcuno”.

Così ha proposto il “Curator’s Code” che standardizza l’attribuzione via Web, con due nuovi caratteri che funzionano un po’ come il simbolo  © utilizzato per indicare il copyright:

Stands for “via”; lo si usa per accreditare la fonte quando si retweeta o si riposta qualcosa senza alterarlo.

Stands for a “hat tip”; posizionarlo accanto ad un contenuto preso da qualche parte e poi modificato significativamente (come aggiungere un’analisi al diagramma di un altro)

Ma ovviamente ci sono più di due modi per scoprire contenuti.

Trovato su un articolo del New York Times

Visto in una recensione di Pitchfork

Catena e-mail inviata da Uncle Seymor

Sentito da Starbucks

Visto fuori dalla mia finestra

Ω

Antico proverbio

L’oroscopo di oggi per il Capricorno

Citazione da un film di Tim Burton

Citazione di un padre hippie

Scarabocchiato in un bagno

Suggerimento lasciato da un sindaco di Forsquare

Me l’ha detto Dio

Diagnosi di WebDM 

Testo dei Dashboard Confessional

Citazione dall’ultima notte di Bachelorette

¿

Non ricordo

 

 

fonte // businessweek

 

Jean Giraud, detto Moebius, è il disegnatore e illustratore francese che negli anni Settanta ha rivoluzionato il fumetto e il fantastico internazionali, diventando l’ispiratore di molte visioni del futuro. Lo pseudonimo Moebius è preso dal nome dello scienziato che inventò la “figura impossibile” dell’anello costituito da una strisciolina di carta unita alle sue estremità dopo che esse sono state ruotate di 180°: uno dei più noti paradossi della geometria tipologica, in quanto, pur apparendo a prima vista con una superficie interna e una esterna, in realtà ha una sola faccia.

Fin dagli anni ’50 ha iniziato a pubblicare storie western a fumetti. I suoi due famosi personaggi sono il Luogotenente Blueberry e Arzach. Moebius ha influenzato generazioni di lettori, disegnatori, artisti e sognatori. Innumerevoli sono le sue raccolte di disegni, fumetti e libri illustrati, tra cui Il maggiore fatale e Il garage ermetico di Jerry Cornelius. Ha inoltre ispirato film epocali come Blade Runner di Ridley Scott e ha contribuito alla progettazione di numerosi film tra cui Tron, Dune, Alien e Il quinto elemento di Luc Besson. I suoi mistici ed evocativi mondi alieni hanno così affascinato generazioni di lettori e molti registi cinematografici. Ma il suo immaginario ha toccato anche i cartoni animati, i cd-rom, i videogiochi, le illustrazioni letterarie.

// fonte: derive approdi

Nato nel 1950 a Valencia (Spagna) e residente a Barcellona dal 1970, Javier Errando Mariscal è un rinomato illustratore e designer multidisciplinare. I suoi studi partono dalla scuola superiore di Design Elisava di Barcelona, che però abbandona ben preso per imparare direttamente dall’ambiente a seguire i propri impulsi creativi. Il suo lavoro è caratterizzato da un linguaggio sintetico, dai pochi tratti e ricco di espressività. Dietro ogni gesto ingenuo, c’è sempre un intento provocatorio, che si connette con la gente, che comunica e trasmette.
I suoi primi passi sono stati nel mondo del fumetto, ma ben presto iniziò a combinare tale attività con l’illustrazione, la scultura, il design grafico e il design d’interni. Nel 1989 creò l’Estudio Mariscal formato da un equipe di specialisti che lavorano a stretto contatto con lui, dove vengono realizzati progetti di grandi dimensioni e molto complessi, progetti globali che contribuiscono in tutte le discipline del Design, e, talvolta, progetti più specifici che vanno dalle mascotte per i Giochi Olimpici di Barcellona al progettazione di un hotel di lusso o la creazione e regia, insieme a Fernando Trueba, della pellicola di animazione Chico & Rita (nominato per l’Oscar come miglior lungometraggio di animazione dopo aver ottenuto numerosi riconoscimenti tra i quali il Goya o l’EFA – European Film Academy). Potete vedere i lavori dello Estudio Mariscal sul loro sito web.
// fonte: area visual

Comic Sans. Probabilmente uno dei caratteri più odiato da tutti i designer. Ma da dove viene e perché è così odiato?

Che ci si creda o no, il Comic Sans non è nato in modo spontaneo, come i funghi. E’ stato (ovviamente) progettato nel 1994 da Vincent Connore.
Nel 1994 Connore lavorava per Microsoft nel settore “typographic engineer”. In quegli anni Microsoft stava lanciando sul mercato Windows95 che includeva per la prima volta il software Microsoft Publisher che si poneva a metà tra un word processor e un programma di grafica vettoriale.  L’interfaccia, in stile cartoon, includeva un cane chiamato Rover che dava consigli sulle operazioni da fare nel programma, attraverso le classiche nuvolette da fumetto. Solo che il cane “parlava” in Times New Roman! Connore fu il primo a rendersi conto della incoerenza tra l’uso di uno stile cartoon e l’uso di un carattere graziato come il Times New Roman. E così, ispirato dal lettering di fumetti come Watchmen, progettò il Comic Sans. Sfortunatamente le lettere progettate per il Comic Sans erano troppo grosse per essere usate nelle piccole nuvolette di Microsoft Publisher e quindi fu lasciato il Times New Roman per il povero Roger. Ma Comic Sans, insieme a Arial, Verdana, Courier furono aggiunte nelle font standard di Windows95.

Detto da dove proviene, focalizziamoci sul perché sia così odiato.

Nel libro Just My Type Mark Simonson dice:

“Alla maggior parte del persone, molti caratteri sembrano più o meno gli stessi. Ma se un carattere ha un forte “gusto”, richiama l’attenzione su di sè. E’ facile far credere alla gente che conosca qualcosa di un carattere poiché lo riconosce, e questo carattere sembra ‘speciale’ comparato ai caratteri usuali, perciò usandolo sembra che i documenti siano ‘speciali’. Per i designer, alcuni caratteri hanno un ‘gusto’ troppo forte, chiamano troppo l’attenzione su di sè, senza contare il fatto che spesso portano il bagaglio di essere associati al design amatoriale”

La chiave è proprio questa: il design amatoriale. Windows95 ha sicuramente portato una rivoluzione nel design: per la prima volta chiunque possedesse quel sistema operativo poteva scegliere il carattere che voleva usare con un click. Questo ha portato sicuramente chiunque a credere di poter realizzare una “grafica” (nel senso ampio del termine). Il Comic Sans è così divenuto di uso talmente comune, in situazioni talmente diverse che è diventato, appunto, il simbolo di un design amatoriale. E questo aspetto, ossia “il bagaglio culturale” che un carattere si porta dietro, non può essere mai sottovalutato nella realizzazione (professionale) di una comunicazione grafica.

A ciò bisogna aggiungere che, comunque, il Comic Sans non è un carattere progettato bene. Il problema principale è il modo in cui è impostato: un carattere “fumetto” è sempre tutto maiuscolo. Nel momento in cui lo utilizziamo con il “caps lock” se è ben progettato presenta alcune varietà, come ad esempio l’utilizzo di alcune grazie come nella I. Ma resta sempre e comunque maiuscolo, perché il suo intento è quello di essere letto all’interno di nuvolette piccole. Comic Sans invece è progettato come un carattere da stampa normale, quindi con il minuscolo vero e proprio. Già fallisce quindi il suo intento.

Inoltre un carattere “fumetto” è usato per la sua varietà, per il fatto soprattutto (proprio come nei fumetti) di enfatizzare le parole attraverso l’uso del Bold Italic dello stesso alfabeto. L’unica opzione col Comic Sans è la versione Bold, che non è nient’altro che una versione più “grossa” di quella Regular in cui vengono fuori ancora di più tutti gli errori di progettazione di kerning, come ad esempio tra la lettera T e la lettera A. Questo evidenzia in realtà l’errore di progettazione alla base: il Comic Sans è un carattere scritto a mano tramite il mouse, e questo è un limite per qualsiasi cosa possa mai essere disegnata: il Comic Sans è una sorta di rappresentazione “meccanica” di ciò che è il carattere “handwriting”.

 

Consiglio: se proprio avete bisogno di un carattere “fumetto” cercate in giro. Troverete dei caratteri “fumetto” molto ben progettati (anche gratis!)

 

// fonte: karen kavett

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